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Questione di fibra

Più attento alle scelte di acquisto tra gli scaffali dei supermercati. E’ questo l’atteggiamento del consumatore medio italiano consolidato nel 2017, secondo il 2° rapporto dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy.
La tendenza salutista riguarda, tra l’altro, l’orientamento all’acquisto di cibi a più elevato contenuto di fibre.

Da un punto di vista chimico il termine fibre comprende una gamma di composti quali: cellulosa ed emicellulose (presente in cereali integrali, frutta, verdura e frutta secca); pectine (componenti della buccia di frutta e verdura); β-glucani (si trovano nella parete esterna dei chicchi di avena e orzo); FOS e GOS (frutto/ galatto oligosaccaridi caratteristici di topinambur, cicoria, porri, cipolla e asparagi, soia.). Si distinguono, inoltre, due macrocategorie: la fibra solubile, che interviene nel controllo della glicemia, regolando l’assorbimento di zuccheri, ha una funzione ipocolesterolemizzante e funge da prebiotico (favorisce la crescita dei batteri intestinali utili a scapito di quelli dannosi) e la fibra insolubile che influenza positivamente il transito intestinale.

Paradossalmente la fibra alimentare è talvolta definita un non-nutriente, in quanto ha un basso valore energetico. Una volta introdotta nell’organismo umano, infatti, gli enzimi presenti non riescono a digerirla, ed essa viene degradata, solo in parte dalla flora batterica intestinale. Nonostante ciò è fondamentale per una corretta condotta alimentare e riveste un ruolo da protagonista nella Dieta Mediterranea, le cui colonne portanti, frutta, verdura e cereali preferibilmente integrali, vantano un altissimo contenuto di questo prezioso alleato.

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